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Guida alla Bottling List 27

The Scotch Malt Whisky Society Italy

GUIDA ALLA BOTTLING LIST
N.27 – OTTOBRE  2009

EDIZIONE SPECIALE

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 Cari affezionatissimi Members,


la nuova Bottling List che stiamo per scoprire insieme è stata presentata in anteprima al Whisky Festival svoltosi a Milano lo scorso 24 e 25 ottobre. Anche quest’anno abbiamo avuto il grande piacere di incontrarvi numerosi, giunti da tutta Italia per partecipare a quella che, senza dubbio, sta diventando la manifestazione più importante in ambito whisky nel nostro Paese. Tanti Members, tanti amici appassionati e desiderosi di provare i nuovi cask che abbiamo selezionato per voi; insieme abbiamo assaggiato, discusso, sognato e gioito della nostra passione comune. Ma il Festival ha fatto da cornice ad un altro evento, per noi ancora più sentito: il nostro primo, importante Anniversario. Dieci lunghi anni passati a selezionare con passione il meglio di quanto disponibile nello stock della Society, dieci anni di scoperte ed emozioni condivise con Voi tutti, cari Members, dandovi costantemente la garanzia che ogni singolo cask inserito nei vari B.L. fosse sempre di qualità assoluta, senza mai scendere a compromessi. Possiamo affermare con orgoglio, ed un pizzico di patriottismo, che i nostri Members sono i più esigenti in assoluto in termini di qualità di tutto il mondo Society. E per non deludervi neanche in questa particolare occasione, quale modo migliore per celebrare la nostra Branch se non offrire un intero cask riservato esclusivamente per Voi? Proprio così, una botte intera da noi selezionata ed imbottigliata con uno speciale collarino commemorativo, proveniente da una delle distillerie più blasonate di Scozia: la 125 . Alcuni fra voi l’hanno già assaggiata al Festival, per tutti gli altri abbiamo un consiglio solo: prendetela, ce n’è per tutti!
A voi il piacere di scoprire questo e gli altri eccellenti cask che abbiamo incluso in questa uscita autunnale, sperando come sempre di essere riusciti a soddisfare tutti i palati anche questa volta.

Buona lettura ed alla prossima Bottling List!

Alberto Ferrigato – Alessandro Binda
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CAMPBELTOWN

Dopo il successo riscosso dalla 93.34 della stessa distilleria, presente nella Bottling List precedente, ecco a voi la botte “sorella” da questa splendida regione di Scozia: la 93.35 . Molte sono le similitudini col cask precedente, prima fra tutte l’eccellente qualità del barile d’invecchiamento che, questa volta, è un hogshead di ex-bourbon. Ogni volta che si ha l’opportunità di bere un cask di questo livello dalla regione della Mainland più simile alle Ebridi, non si può non pensare a quali meraviglie dovevano esserci tempo addietro quando su Campbeltown operavano decine di produttori. Purtroppo dei fasti del passato è rimasto ben poco ma noi, anche questa volta, abbiamo l’opportunità di provare qualcosa di veramente speciale.

Rispetto al cask precedente qui si avverte più marcato il fumo della torba, prima celato dalla carica aromatica dello sherry, mentre si accentua il contrasto dolce-secco tipico della distilleria e reso più evidente dal tipo di barile. Perfetto l’invecchiamento, ora di 17 anni, e decisamente godibile anche senza aggiungere acqua. Coloro che apprezzano gli isolani classici troveranno in questo cask pane per i loro denti!

HIGHLAND NORTHERN

10th Anniversary Italian Branch – Special Bottling cask 125.22

Sarebbe troppo facile dire che, siccome è una botte unica e solo per noi, sia buona…per forza! La verità è che siamo di fronte ad un vero outsider. La genesi di questa perla delle Highland, tuttavia, è di quelle da film strappalacrime. Appena assaggiato il campione l’avevamo scartato, perché ci sembrava troppo chiuso ed “avaro” negli aromi, pur avvertendo con netta evidenza che si trattava di una distillazione di primissima qualità. Ci eravamo accordati in anticipo sulla tecnica d’assaggio: dovevamo essere rigorosi e senza pietà, solo il meglio in assoluto doveva diventare il nostro cask commemorativo. Così, nel corso dei giorni (eh si, perché mai come in questo caso vale il vecchio detto che la fretta è una cattiva consigliera), abbiamo continuato ad assaggiare svariati campioni di 125 finchè, quasi per caso, Alberto ebbe l’intuizione di ritornare al numero 22. Non credevamo al nostro naso: eravamo di fronte ad un whisky nuovo, letteralmente trasformato dall’ossigenazione e divenuto ora semplicemente straordinario. Profumi e sapori continuavano a susseguirsi in rapida evoluzione, non facevi in tempo ad annotare un aroma che subito un altro faceva capolino dal corpo perfetto di questo distillato. Un vero, grande Highland dei tempi andati in grado di regalare sensazioni stupende e lunghe ore di piacere, a patto che si abbia pazienza ed una mano calda per farlo esplodere in tutta la sua forza. Un cask per chi ama scoprire tutto con calma e che saprà appagare ogni palato, senza distinzione: la prova “su strada” fatta al Festival ci ha dato ragione, anche gli appassionati di Islay rimanevano prima freddi (come loro solito…), poi si guardavano tra loro negli occhi increduli ed infine chiedevano il bis! E pensare che volevamo scartarlo…quale gravissima perdita sarebbe stata!
Ed invece…happy birthday Italy!!

HIGHLAND ISLAND

Il cask 121.30 proviene da una distilleria molto giovane, avviata nel 1995, ma che rapidamente ha visto crescere l’interesse generale nei propri confronti grazie ad una costante attenzione per la qualità della distillazione e dell’invecchiamento. Questo dram proviene da un butt al secondo riempimento che gli ha donato un invitante colore oro antico. In bocca è piacevolissimo e generoso, rilasciando aromi dolci e fruttati sempre abbinati ad una nota marina ed isolana molto marcata. Rappresenta una valida divagazione al tema “torba o non torba” per tutti coloro che preferiscono l’isolano ma vorrebbero qualcosa di più, o forse di meno esplosivo ed invadente come i torbati classici. Il nostro intento è quello di fornire il meglio di quanto sia possibile reperire, oltre che di attingere al nuovo che emerge sempre, però, con la critica e la selezione che pratichiamo impietosamente anche per questi giovani virgulti che, in futuro, saranno sicuramente dei protagonisti. Sapete tutti come funziona nel mondo del whisky: bisogna avere pazienza e saper aspettare, se son rose fioriranno! Noi, personalmente, già ne vediamo un bel po’ di boccioli nel giardino di questa distilleria…staremo a vedere, per intanto godetevi questo validissimo dram autunnale.

SPEYSIDE

Per questa occasione abbiamo degli eccellenti esempi da quella che è la regione più produttiva di Scozia: gli amanti del genere non rimarranno affatto delusi! Cominciamo dalla 1.144 ovvero la distilleria che per prima fornì un cask all’allora neonata Society nel 1983. Un eccellente esempio in bourbon che si discosta dai canoni tipici del gusto in sherry che abbonda nei loro magazzini. C’è tutto quello che si desidera in uno Speyside: frutta, zucchero, legno leggero ed uno stupendo fumo a bicchiere vuoto, indice di qualità del malto. Non ci si stanca mai di berlo ed è perfetto in ogni occasione; inoltre la gradazione non disturba affatto, altro sinonimo di qualità della distillazione. Dalla valle dell’erba verde passiamo alla 35.27 , ottimo esempio di una distilleria molto rinomata e scarsamente reperibile come single. Il barile ha reso alla grande perché dopo “soli” dieci anni è emerso un liquido dorato e molto bevibile, che non mancherà di stupire per la sua doppia natura: al naso sembra quasi rude, ma in bocca regala immensa dolcezza e sentori fruttati. Vero che è uno Spey, ma siamo pur sempre nelle Highland! Provatelo, non vi deluderà. Il prossimo esempio è una di quelle chicche che solo la Society riesce a scovare: la 36.42 , da una distilleria pressoché sconosciuta e la cui produzione finisce interamente nei blended. Un grande butt ex-sherry ha permesso al distillato di evolvere con note di frutta e crema, il tutto avvolto dal caldo abbraccio di un alcol sempre gentile e mai invadente. Perfetto l’invecchiamento, di ben 15 anni, che gli ha donato stoffa e personalità. Un dram stupendo, che non ha bisogno d’essere diluito, è perfetto così com’è: credeteci, una di quelle gocce da mettere da parte per i tempi di magra. Chiudiamo la carrellata con un cask decisamente più noto ma che da un po’ non avevamo il piacere di degustare: numero 76.63 . E’ un dram molto ben riuscito, in perfetto stile distilleria che si caratterizza per la componente fruttata – qui spadroneggiano le banane!. E’ incredibile come un aroma così esotico e difficilmente associabile ad un distillato sia invece così netto ed evidente…i miracoli del whisky, che in questo caso si presenta con un corpo robusto ed un piacevole accenno di legno fumoso. Anche per questo dram siamo di fronte ad una botte di qualità decisamente alta, è sempre un piacere riuscire a trovare esempi di single cask così godibili. A costo di sembrare ripetitivi rivolgiamo un appello agli irriducibili della torba: c’è dell’altro oltre al fumo, provate uno di questi cask e scoprirete quanto sia godibile uno Spey di questa qualità.

LOWLAND

Per rappresentare lo stile di questa regione della Scozia abbiamo scelto due cask da distillerie abbastanza lontane geograficamente tra loro. Il primo è la 5.24 , in verità piuttosto raro e da molto tempo assente qui da noi. La distilleria è appena a nord di Glasgow alle pendici delle Kilpatrick Hills da cui proviene l’acqua usata per produrlo. E’ un dram squisito, già maturo nonostante i “soli” 9 anni e molto ricco di aromi fruttati ed agrumati. Con un po’ d’acqua diviene ancora più facile da bere pur mantenendo una struttura ben solida. Consigliato a tutti, incluse le signore, che ne apprezzeranno sicuramente le sfumature e lo stile tipico delle Lowland.
L’altro cask è il 50.39 e questa volta andiamo nel profondo sud della Scozia. Alcuni anni fa la distilleria è stata riportata in vita, dopo che era stata chiusa definitivamente nel 1993, per iniziativa di un pool di giovani volenterosi. Per fortuna, aggiungiamo noi, altrimenti sarebbe stata un’altra vittima dell’era moderna, ridotta a museo del whisky o giù di li. Il cask che vi proponiamo è un’esplosione di fiori e di anice, il tutto condito da abbondante limone. Molto ben invecchiato, il batch di distillazione da cui proviene precede di poco la chiusura del ‘93 perciò si può considerare una sorta di “old style” per la distilleria, che in seguito ha continuato a produrre con rinnovato entusiasmo. Anche questo è un dram che ben s’addice al clima primaverile e che siamo lieti di mettervi a disposizione sapendo che piacerà senza compromessi: anche un appassionato di Islay, ogni tanto, deve dare un po’ di sollievo al palato! Slàinte!

ISLAY

Proseguiamo il nostro viaggio aromatico attraverso la nuova Bottling List approdando nelle mitiche Isole Ebridi. Come sapete gli isolani come correttamente vanno definiti – “torbato” è un termine imposto dal marketing delle grandi multinazionali del beverage – rappresentano una categoria che genera uno spartiacque molto ben delineato: chi li ama e chi li odia. Noi preferiamo schierarci dalla parte dei veri appassionati, ovvero l’isolano è solo uno dei tanti figli di Scozia, quando è buono è una delizia per il palato! 

Cominciamo con la 29.76 , da una distilleria famosissima e molto apprezzata anche dal Principe di Galles. Da tempo la Society ci ha abituati bene, imbottigliando cask perfettamente maturi. Con la sete di questo whisky che c’è in giro per il mondo avere un bel dram con 18 anni d’invecchiamento non è roba da poco. Tra i vari isolani è quello più duttile, capace di assecondare anche i palati non avvezzi alla torba e, grazie al perfetto invecchiamento, risulta eccezionalmente bevibile e gratificante. Il DNA della distilleria c’è tutto, i suoi estimatori non avranno di che lamentarsi! Anzi, pensando alla versione commerciale di 15 anni, ufficialmente non più in produzione, troveranno un motivo in più per apprezzarlo.

Facciamo qualche chilometro a nord, rimanendo sulla costa est di Islay, e ci imbattiamo in quest’altra distilleria diventata negli anni super-famosa (al punto che per gli imbottigliatori indipendenti è sempre più difficile accaparrarsene qualche cask).
Altro degno figlio dell’isola, il dram che vi proponiamo in questa B.L. ha quasi 20 anni d’invecchiamento, cosa più unica che rara ormai: 53.129 . E’ davvero una fortuna poterlo apprezzare con un invecchiamento simile che lo ha reso ricco ed intenso, quasi aristocratico. Il corpo tipicamente asciutto è qui esaltato in tutta la sua classe, fondendo aromi salmastri a note più intense e carnose.
Non possiamo che ripetere il solito ritornello, anche se in questo caso è più un consiglio da amici: da non perdere, sarà sempre più difficile trovare botti così vecchie del “Sound of Islay”.

GRAIN WHISKY

L’intento della Society è anche quello di cercare cose particolari, difficilmente o per nulla reperibili nel circuito commerciale anche se di alto livello. Il Grain Whisky, per esempio, è un prodotto molto raro da trovare imbottigliato come single dai proprietari se non in occasione di particolari eventi o per commemorare ricorrenze. Per sua natura il distillato di grano è utilizzato come base per le miscele di single di cui si compongono i blended whisky, perciò va da se che berlo puro, non miscelato, rappresenta un’occasione unica per inquadrare dei sapori e degli stili che, diversamente, finirebbero dispersi nel blend. In questa B.L. abbiamo ben due esempi di questi prodotti, molto simili tra loro ma con differenze nel gusto molto marcate a seguito del lungo invecchiamento.
Il primo è il G1.4 che con i suoi 30 anni d’età rappresenta una della basi più esclusive per creare i blended più costosi che si possano trovare sul mercato. E’ molto interessante da provare poiché la tipica leggerezza e neutralità di sapori del grano qui è soppiantata dal barile: toffee, fudge e crema si alternano a vaniglia del bourbon e accenni fruttati. La G5.1 è ancora più intensa, non tanto per i quattro anni in più, qui sono ben 34, ma evidentemente per il contributo della botte, più aromatica e rotonda. Inoltre questa è l’unica distilleria di grano nelle Highland e, probabilmente, l’aria di quelle zone contribuisce ad arrotondare meglio il distillato. Notevole la componente fruttata, molto intensa soprattutto di frutti secchi, oltre che di nocciole e cioccolato. Un’opportunità di provare sapori nuovi e per nulla poveri, una sorta di variazione sul tema per capire a fondo la logica e la scienza dei blended whisky.

JAPAN

E per concludere con la ricerca di sapori e culture nuove vi presentiamo un cask davvero particolare, il 120.4 . Il Giappone ha una lunga tradizione di distillazione, anche se nel whisky non ha la storia ed il carisma della Scozia. Tuttavia, specie negli ultimi 10-15 anni, si sta distinguendo per raffinatezza e genuinità del risultato finale. Inoltre, cosa non da poco, le condizioni climatiche dell’arcipelago sono molto simili a quelle della Madrepatria, cosa che consente un invecchiamento ottimale. Questo cask proviene da un butt di ottima qualità che gli ha infuso un colore intenso e molto intrigante. In bocca è praticamente impossibile capire che non è uno scotch: durante i nostri assaggi di campioni, che avvengono sempre alla cieca, nessuno ha capito che era un whisky con gli occhi a mandorla! In bocca, nonostante la pienezza data dal legno aromatico, si avvertono anche dei sentori salati, quasi marini, che lo rendono molto interessante e godibile. Ideale come bicchiere da dopocena, siamo sicuri che susciterà reazioni positive anche fra gli scettici: provatelo e riferiteci le vostre impressioni.

 
 
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